Un giorno al Museo Egizio di Torino

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Se sei appassionato di storia e cultura antica, come noi ami i miti, i misteri e il fascino dell’Antico Egitto, allora non puoi perderti una visita al Museo Egizio di Torino. È il più antico e importante museo del mondo dedicato alla civiltà egizia dopo quello del Cairo.

Noi abbiamo visitato entrambi i musei egizi nella nostra vita da avventurieri, ed entrambi ci hanno emozionato tantissimo per la varietà dei reperti preziosi conservati.  In questo articolo vogliamo raccontarti la nostra esperienza al Museo Egizio, una delle cose da vedere a Torino in un giorno per un viaggio nella storia tra reperti millenari, storie affascinanti e emozioni indimenticabili.

La storia del Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino nasce nel 1824, quando il re Carlo Felice acquista la collezione di oltre 7000 pezzi raccolti in Egitto dal console francese Bernardino Drovetti. La collezione viene esposta nell’edificio dell’Accademia delle Scienze, dove si trova ancora oggi. Il Museo si arricchisce poi grazie agli scavi archeologici condotti tra il 1903 e il 1937 da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina, che portano a Torino circa 30.000 reperti.

Cosa vedere al Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino ospita una collezione di circa 40.000 reperti, che coprono un arco temporale di oltre 4000 anni raccontarli tutti è impossibile. Da innamorato folle dell’Antico Egitto, a malincuore, mi limiterò a raccontarti alcune storie tra le più affascinanti raccontate dai reperti esposti al Museo Egizio di Torino.

Museo Egizio di Torino (20)

Visitare il Museo Egizio di Torino è un’esperienza unica e coinvolgente, che permette di immergersi nella storia e nella cultura di una civiltà antichissima e affascinante. Si rimane incantati davanti alla bellezza e alla maestosità delle opere d’arte, alla ricchezza e alla varietà dei materiali, alla sapienza e alla raffinatezza dei simboli. Si prova curiosità e stupore nel conoscere le credenze e le pratiche religiose, le abitudini e le attività quotidiane, le scoperte e le conquiste dei popoli egizi. Si avverte un senso di rispetto e di ammirazione per la loro capacità di conservare la memoria e il patrimonio dei loro antenati.

Testimonianze e memoria che vengono oggi onorate nelle sale del Museo Egizio di Torino studiate per ripercorrere i passi della storia, dei misteri e della quotidianità dell’Antico Egitto. Un viaggio che parte dalle prime sepolture, rappresentazioni e statue, per poi entrare nel mondo dorato di sarcofagi, maschere funerarie e mummie regali, passando per corredi funebri, papiri e statuette votive.

Un itinerario che, teca dopo teca, trasporta, immerge ed emoziona in un viaggio unico e affascinante come solo la storia dell’Antico Egitto sa fare.

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Tra gli oggetti più preziosi e affascinanti del Museo Egizio di Torino i reperti della Tomba di Kha e Merit

Immaginate di essere in Egitto, nel 1906, e di assistere a una scoperta straordinaria: la tomba intatta di una coppia di sposi vissuti più di 3000 anni fa. Questa è la storia della tomba di Kha e Merit, due egiziani che ci hanno lasciato una testimonianza unica della loro vita e della loro cultura.

La maggior parte dei reperti della tomba di Kha e Merit sono oggi esposti al Museo Egizio di Torino, dove sono stati portati da Schiaparelli dopo la scoperta. Il Museo ha dedicato una sezione speciale alla tomba, dove gli oggetti sono stati collocati nella stessa posizione in cui furono trovati.

Chi erano Kha e Merit

Kha era un architetto che lavorava per i faraoni della XVIII dinastia, tra il 1550 e il 1070 a.C. Era responsabile della costruzione e della decorazione delle tombe reali nella Valle dei Re, a Tebe. Merit era sua moglie, una donna di rango inferiore ma molto amata da Kha. I due si sposarono giovani e vissero insieme per circa 40 anni, fino alla morte di Merit. Kha le sopravvisse per poco tempo e fu sepolto accanto a lei nella stessa tomba.

Dove si trova la tomba  di Kha e Merit

La tomba di Kha e Merit si trova a Deir el-Medina, il villaggio degli operai che lavoravano alle tombe reali. Si tratta di una piccola tomba ipogea, scavata nella roccia e composta da due camere: una anteriore, dove erano collocati gli oggetti del corredo funerario, e una posteriore, dove erano deposte le mummie dei due defunti nei loro sarcofagi. La tomba era sigillata da una porta di legno e nascosta da un cumulo di detriti.

Come fu scoperta la tomba di Kha e Merit

La tomba di Kha e Merit fu scoperta nel 1906 dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli, direttore del Museo Egizio di Torino. Schiaparelli stava conducendo degli scavi a Deir el-Medina quando notò una porta di legno semi-interrata. Decise di aprirla e si trovò davanti a una scena incredibile: una tomba intatta, piena di oggetti preziosi e perfettamente conservati. Era la prima volta che si trovava una tomba egizia non saccheggiata dai ladri.

Cosa conteneva la tomba di Kha e Merit

La tomba di Kha e Merit conteneva circa 500 oggetti, che rappresentavano tutti gli aspetti della vita e della religione degli egiziani antichi. C’erano oggetti per la toeletta, come specchi, pettini, profumi, cosmetici e una parrucca per Merit; oggetti per il lavoro, come strumenti da disegno, squadre, livelle e modellini architettonici per Kha; oggetti per la casa, come mobili, stoviglie, cesti, lampade e giochi; oggetti per il culto, come statuette di divinità, amuleti, papiri con formule magiche e vasi canopi per contenere le viscere mummificate; oggetti per il banchetto funebre, come pane, frutta, carne, vino e birra. Tutti gli oggetti erano di alta qualità e riflettevano lo status sociale e il gusto artistico della coppia.

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Tra le statue più imponenti del Museo Egizio di Torino: la statua di Ramses II

La statua di Ramses II è una delle opere più belle e famose del Museo Egizio di Torino. Rappresenta il grande faraone del Nuovo Regno che regnò per oltre 60 anni sull’Egitto e sui popoli vicini. La statua è alta quasi due metri e mezzo e pesa circa quattro tonnellate. È scolpita in basanite nera, una pietra dura e preziosa.

Chi era Ramses II

Ramses II fu il terzo sovrano della XIX dinastia, che regnò dal 1279 al 1213 a.C. Fu uno dei faraoni più potenti e famosi della storia egizia. Condusse numerose campagne militari contro i nemici dell’Egitto, come gli Ittiti, i Libici e i Nubiani. Ampliò e abbellì i templi e i monumenti del suo regno, lasciando ovunque la sua immagine e il suo nome. Ebbe molte mogli e figli, tra cui la regina Nefertari, la sua preferita.

Dove si trovava la statua

La statua di Ramses II si trovava nel tempio di Amon a Karnak, il più grande complesso religioso dell’antico Egitto. Il tempio era dedicato al dio Amon, il re degli dei, e ospitava una moltitudine di statue e di edifici sacri. La statua di Ramses II era collocata nella sala ipostila, una vasta area coperta da 134 colonne gigantesche. La statua era una delle quattro che fiancheggiavano l’ingresso della sala.

Come fu scoperta la statua di Ramses II

La statua di Ramses II fu scoperta nel 1818 dal medico e naturalista italiano Vitaliano Donati, che era stato inviato in Egitto dal re Vittorio Emanuele I per studiare la fauna e la flora del paese. Donati visitò il tempio di Karnak e notò la statua sepolta tra le rovine. Riuscì a liberarla dalla sabbia e a trasportarla fino al Nilo con l’aiuto di alcuni operai. Da lì la fece imbarcare su una nave diretta a Livorno.

Come arrivò la statua di Ramses II a Torino

La statua di Ramses II arrivò a Torino nel 1824 grazie al console francese Bernardino Drovetti, che aveva acquistato la collezione egizia di Donati dopo la sua morte. Drovetti vendette poi la sua collezione al re Carlo Felice, che la destinò al Museo Egizio di Torino. La statua fu esposta nella sala del trono del Palazzo Reale fino al 1833, quando fu trasferita nel Museo Egizio. Qui fu ammirata da molti visitatori illustri, tra cui lo studioso francese Jean-François Champollion, che la definì “l’Apollo del Belvedere egizio”.

Cosa rappresenta la statua Ramsess II

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La statua di Ramses II rappresenta il faraone in tutta la sua maestà e autorità. Il sovrano è seduto sul trono con le gambe accostate e le braccia piegate sul petto. Indossa una lunga tunica plissettata e il copricapo khepresh, una sorta di elmo blu con un cobra sulla fronte. Tiene in mano lo scettro heka, simbolo del potere divino. Sotto i piedi calpesta i Nove Archi, i popoli sottomessi all’Egitto. Ai lati del trono sono scolpiti il sema-tawy, l’intreccio delle piante dell’Alto e del Basso Egitto che simboleggia l’unione delle Due Terre, e i cartigli con il nome del faraone.

Tra i papiri più preziosi conservati al Museo Egizio di Torino quelli del Libro dei Morti

I papiri del Libro dei Morti sono testimonianze preziose della religione e della cultura degli antichi egizi. Il Libro dei Morti è il nome moderno dato a una raccolta di formule magiche, incantesimi, preghiere e inni agli dei che gli antichi egizi scrivevano sui papiri e seppellivano con i defunti. Il loro scopo era di aiutare il morto a superare le prove dell’aldilà e a raggiungere la vita eterna. Il titolo egizio del Libro dei Morti era “Uscire alla luce del giorno” o “Inizio delle formule per uscire alla luce del giorno”.

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Il Libro dei Morti fu usato dall’inizio del Nuovo Regno (circa 1550 a.C.) fino alla metà del I secolo a.C. Non esisteva una versione standard del Libro dei Morti, ma ogni papiro era personalizzato in base al nome, al titolo e alle preferenze del defunto. I papiri potevano contenere da poche a oltre cento formule, chiamate “capitoli”, scelte tra un corpus di circa 200. I papiri erano scritti in geroglifico corsivo e spesso illustrati con scene colorate.

Il Museo Egizio di Torino conserva una delle più importanti collezioni di papiri del Libro dei Morti al mondo, con oltre 100 esemplari. Tra questi spicca il papiro di Iuefankh, lungo quasi 19 metri e contenente 165 capitoli. Si tratta del più lungo Libro dei Morti conosciuto e fu scoperto nel 1906 dal direttore del museo Ernesto Schiaparelli a Deir el-Medina, il villaggio degli operai che lavoravano alle tombe reali. Iuefankh era il figlio di Tasheretemenu, una cantatrice del tempio di Amon, e il suo papiro risale al regno di Ramses II (1279-1213 a.C.).

Alcune foto dei reperti più particolari del Museo Egizio di Torino

Info utili sul Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino si trova in via Accademia delle Scienze 6 ed è una delle cose da vedere a Torino in un giorno.

È possibile visitare il Museo Egizio in autonomia ma consigliamo la visita guidata da esperti di storia e archeologia perché sentire raccontare le storie, le curiosità e gli aneddoti legati ai reperti “è tutta un’altra storia”. Il Museo Egizio di Torino offre anche servizi di audioguida, laboratori didattici e mostre temporanee.

Se vuoi vivere un giorno al Museo Egizio di Torino, non esitare a organizzare la tua visita sul sito ufficiale, museoegizio.it.

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